Gennaio per noi è un mese in cui si lavora e si semina Quest’anno, però, il mese si è presentato con una faccia diversa: quella di un campo che non si può calpestare, di un trattore che resta fermo nel capannone, di una programmazione agricola da riscrivere completamente. Da fine ottobre l’acqua non ci ha dato tregua, e gennaio ha confermato una stagione che ci sta mettendo alla prova come raramente era accaduto.
Quando l’acqua detta i tempi
“È da circa fine ottobre che non riusciamo ad entrare nei campi”, ci spiega Benedetta Zauli, responsabile agricoltura LaSelva, con quella pragmaticità di chi sa che contro certi eventi della natura serve accettazione prima ancora che strategia. L’ultima semina è stata fatta verso il 20 ottobre, poi più nulla. Il terreno saturo d’acqua non perdona: entrare con i mezzi significherebbe compattarlo, danneggiarlo per mesi a venire. E così i nostri 700 ettari certificati biologici hanno vissuto settimane di silenzio operativo forzato.
In agricoltura il tempo non è mai neutro. Ogni giornata che passa senza poter seminare è una finestra che si chiude, un’opportunità culturale che si restringe. “Questa settimana ha rimesso acqua”, conferma Benedetta, e nella sua voce c’è la consapevolezza di chi sa leggere il calendario agricolo come un orologio che non si può fermare. Servirebbero almeno trenta giorni di vento e assenza di pioggia per valutare le condizioni dei campi, campo per campo, terreno per terreno. Ma il meteo non negozia.
Le semine che non ci sono state
I cereali autunnali hanno pagato il prezzo più alto di questa stagione anomala. Il grano, coltura fondamentale per un’azienda come la nostra che produce pasta biologica con filiera controllata, è stato il primo a cadere vittima delle piogge. “Possiamo dire che le semine autunnali, quindi in particolare la semina del grano, possano essere totalmente compromesse”, ci racconta Benedetta, senza giri di parole. L’orzo, più tollerante e seminabile fino a marzo, rappresenta ancora una speranza, ma è una speranza sottile che dipende dall’evoluzione delle prossime settimane.
Anche le semine di inizio anno hanno subito lo stesso destino. I ceci, che di solito mettiamo tra gennaio e primi di febbraio, aspettano. Il trifoglio e l’erba medica, culture erbacee preziose per la rotazione e per il nutrimento del suolo in biologico, rimangono nei sacchi. Gli asparagi che dovevamo trapiantare guardano a marzo con speranza.
“Vediamoci a marzo”, dice Benedetta, e in quelle tre parole c’è la sintesi di un’agricoltura biologica che deve accettare di dipendere dai ritmi della natura anche quando questi ritmi non sono quelli sperati.
La conseguenza? Una riprogrammazione completa. Nei campi dove doveva andare il cereale e non riusciamo a metterlo bisognerà decidere cosa fare: forse qualche campo rimarrà scoperto, cresceranno le erbe spontanee, e poi si vedrà se trasformarle in fieno oppure lasciarle come sovescio naturale. In biologico la flessibilità non è un optional, è un requisito di sopravvivenza.
Animali e adattamento necessario
Non solo le colture soffrono quando l’acqua domina. Le nostre bestie, che pascolano libere nei prati secondo i principi del benessere animale che pratichiamo da oltre quarant’anni, si trovano di fronte a pascoli completamente allagati. “Le peste sono completamente inondate tra acqua, letame, paglia”, spiega Benedetta. I ragazzi dell’area zootecnica sono in difficoltà anche solo per organizzare dove far mangiare gli animali, costretti a inventare soluzioni quotidiane per garantire condizioni dignitose.
È in momenti come questi che si capisce quanto l’agricoltura biologica sia anche questione di adattamento continuo, di piccole decisioni prese giorno per giorno. Abbiamo pulito le stalle quando possibile, portato a casa un po’ di letame per le future concimazioni. Piccoli gesti operativi che non fanno notizia ma che tengono in piedi il sistema anche quando tutto sembra fermo.

I piccoli raccolti che resistono
Non tutto si è fermato. La raccolta degli ortaggi invernali per il nostro punto vendita aziendale è continuata, nonostante le difficoltà. I carciofi, protagonisti dell’inverno maremmano, resistono. “Per ora, salvo gelate, ci possono andare”, ci dice Benedetta. Non abbiamo fatto il trattamento contro la cassida del carciofo – insetto dei carciofi – ma il freddo di questo periodo sta contenendo naturalmente i danni. E comunque, con i campi in queste condizioni, non saremmo riusciti ad entrare per trattare nemmeno se lo avessimo voluto.
Questi carciofi che raccogliamo con fatica diventeranno i nostri Carciofini sott’olio d’oliva bio, quei vasetti che porterete sulle vostre tavole nei prossimi mesi. Scottati in acqua e aceto secondo la tradizione toscana, conservati in olio extravergine d’oliva, raccontano una storia di resilienza: quella di un ortaggio che cresce anche quando tutto intorno è bagnato e difficile.

Uno sguardo verso la primavera
L’unica semina programmata per il futuro immediato ce l’abbiamo: “Abbiamo fatto l’ordine dei trapianti delle cipolle che sono la prima coltura che andremo a mettere, il primo ortaggio della nuova stagione”, racconta Benedetta. Le cipolle sono lì, pronte, aspettano solo che il terreno lo permetta. Sono il simbolo di una speranza tecnica, non retorica: quando i campi si asciugheranno – e prima o poi lo faranno – noi saremo pronti a ripartire.
L’agricoltura biologica in Maremma significa anche questo: accettare che le aspettative possano essere “zero”, come dice Benedetta senza giri di parole, ma non per questo smettere di prepararsi. Significa guardare a una stagione “ancora più complicata di quella dello scorso anno” e decidere comunque di restare, di aspettare, di adattarsi.
Il basilico e i pomodori, cuori pulsanti della nostra produzione estiva, sono ancora troppo lontani per fare programmi. Ma verranno anche loro, al momento giusto, se la terra ce lo permetterà. Nel frattempo continuiamo con quello che possiamo fare: l’espianto dei vigneti che dobbiamo abbandonare, la manutenzione delle strutture, la preparazione mentale e operativa per quando – finalmente – potremo tornare nei campi.
Dal campo alla vostra tavola, con autenticità e pazienza.
La famiglia LaSelva
