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“Radici e Stagioni” – Notizie dai nostri campi del mese di novembre e dicembre 2025

radici e stagioni novembre e dicembre

La Maremma di fine autunno ci ha messo di fronte a una delle sfide più impegnative degli ultimi anni. Mentre il calendario agronomico avrebbe richiesto settimane di lavoro intenso nei campi, le piogge incessanti hanno riscritto completamente i nostri piani.
Ma come spesso accade in agricoltura biologica, anche le difficoltà diventano occasione per ripensare strategie e confermare scelte.

Da metà novembre le precipitazioni non ci hanno dato tregua. “Non riusciamo a entrare nei campi da circa un mese e mezzo”, ci spiega Benedetta Zauli, responsabile agricoltura LaSelva, con la pragmaticità di chi sa che la natura ha le sue regole. L’unica finestra di lavoro si è aperta nei primi giorni di novembre, quando siamo riusciti a completare quasi tutte le semine degli erbai – quelle colture foraggere destinate a diventare fieno per i nostri animali – e a seminare una parte del grano nei terreni più critici, quelli dove sappiamo che dopo inverni piovosi diventa impossibile rientrare.

Ma la finestra si è chiusa troppo presto. “Le semine autunno-vernine posso considerarle al 5% di quello che dovremmo fare”, conferma Benedetta. E le previsioni non sono incoraggianti: stimiamo di non poter tornare operativi prima di fine gennaio, un ritardo che in agricoltura biologica ha conseguenze concrete e misurabili.

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Il problema non è solo il tempo perso, ma le opportunità agricole che scivolano via con ogni giorno di pioggia. Colture come il favino richiedono semine precoci, tra ottobre e novembre. “A fine gennaio risulta molto difficile per queste colture”, spiega Benedetta. Il ciclo biologico non può essere forzato.

La conseguenza? Saremo costretti a lasciare alcuni terreni nudi, senza copertura vegetale invernale, e dovremo acquistare materie prime per l’alimentazione dei bovini che avremmo potuto produrre noi. Anche sulla stagione del grano pende un’incognita.

Mentre i seminativi soffrono, gli ortaggi invernali dimostrano tutta la loro resilienza mediterranea. Il nostro punto vendita aziendale continua a essere rifornito con produzione propria: cavolfiori dalle teste compatte, finocchi croccanti, sedano aromatico, broccoli dal colore intenso, cavoli cappuccio. “La coltivazione è un po’ lesionata da queste piogge”, ammette Benedetta, riferendosi all’umidità mattutina costante e alle precipitazioni diurne che creano condizioni difficili.

Ma questi ortaggi – che trovate anche nel nostro shop online come le Zucchine grigliate sott’olio prodotte con le nostre verdure estive o il Sugo di pomodoro e verdure bio che porta in tavola il meglio dei nostri orti – testimoniano come una gestione agronomica attenta possa dare risultati anche in condizioni avverse.

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Non tutto è fermo. Proprio in questo periodo abbiamo avviato un progetto importante: la ristrutturazione dei vigneti. “Abbiamo deciso di iniziare a estirpare alcuni vigneti vecchi”, racconta Benedetta. Sono impianti arrivati a fine ciclo vitale, diventati improduttivi, con costi di gestione ormai insostenibili. L’estirpazione è iniziata a novembre e procede con l’obiettivo di ripiantare nei prossimi anni, con varietà e sesti d’impianto più adatti alle sfide climatiche che ci attendono.

È un investimento sul futuro che richiede coraggio, soprattutto in annate difficili. Ma la viticoltura biologica richiede questa visione di lungo periodo. I vini LaSelva che tanto apprezzate nascono da scelte agronomiche fatte anni prima, dalla cura quotidiana del vigneto, dalla pazienza di aspettare che le viti raggiungano la piena maturità.

Anche sul fronte zootecnico continuiamo a investire nonostante le difficoltà. Stiamo acquistando un nuovo toro per il ricambio generazionale della mandria e lavoriamo al ripristino delle recinzioni sia per i bovini che per gli ovini. Sono interventi che garantiscono il benessere degli animali e la qualità delle produzioni, come la carne dei nostri bovini allevati al pascolo.

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Questa fase ci ricorda una verità fondamentale dell’agricoltura biologica: siamo parte di un sistema, non i suoi controllori. Ogni decisione deve fare i conti con variabili che non possiamo modificare. “Le condizioni climatiche ci stanno mettendo alla prova”, ammette Benedetta senza drammatizzare. È la realtà di chi lavora la terra, oggi più che mai.

Ma è proprio in queste sfide che si misura la solidità di un approccio agricolo. I terreni biologici, arricchiti da decenni di sovesci e rotazioni, hanno una struttura che resiste meglio all’eccesso d’acqua. Le nostre scelte agronomiche – niente chimica, sempre – ci impediscono soluzioni rapide ma ci garantiscono resilienza nel lungo periodo.

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