In questi giorni di fine ottobre 2025, i nostri campi della Maremma vivono quella fase di passaggio che ogni agricoltore conosce: il mese che divide l’estate dall’inverno.
Dopo settimane prevalentemente asciutte che hanno favorito i lavori in campo, le piogge forti appena arrivate stanno bagnando i terreni preparati e i sovesci seminati. È il momento in cui chiudiamo definitivamente i lavori estivi con le ultime raccolte, mentre già prepariamo la terra per le semine invernali e, paradossalmente, per l’estate che verrà.

La voce della terra che coltiviamo
“È il mese che spezza un po’ la stagione estiva da quella invernale“
ci spiega Benedetta Zauli, responsabile agricoltura LaSelva, inquadrando con la sua consueta precisione tecnica il carattere peculiare di ottobre.
Non è solo una questione di temperature o di calendario: è proprio il ritmo dei lavori agricoli a segnare questo spartiacque. Da un lato chiudiamo gli ultimi capitoli dell’estate – la vendemmia completata nei primi giorni del mese, gli ultimi pomodori raccolti – dall’altro avviamo con decisione la stagione fredda con la raccolta delle olive e le preparazioni dei terreni.
È un mese transitorio, come lo definisce Benedetta, ma di quella transitorietà operosa che caratterizza l’agricoltura biologica: mentre si raccoglie, si semina già per i mesi futuri.
Sovesci: seminare oggi per l’estate di domani
Il lavoro centrale di ottobre sono state le semine dei sovesci, quelle colture di copertura che rappresentano uno dei pilastri dell’agricoltura biologica.
“Vengono seminati sui campi che ospiteranno gli ortaggi nella prossima estate“
ci racconta Benedetta.
“L’abbiamo fatto anche nel vigneto e nel frutteto.“
Parallelamente alle semine dei sovesci, abbiamo avviato “la semina degli erbai misti, come alimentazione del bestiame“, spiega Benedetta.
Anche qui emerge l’integrazione tra le diverse attività aziendali: le colture foraggere non sono un elemento separato, ma un tassello del sistema che sostiene l’allevamento aziendale, chiudendo il ciclo delle risorse interne.

Le preparazioni: novembre si progetta a ottobre
Abbiamo preparato i terreni per, il grano, l’avena, i ceci, il favino e l’orzo che pianteremo a novembre . “Un mese preparatorio” lo chiama Benedetta, e ha ragione: ottobre è il mese delle fondamenta invisibili.
È il paradosso dell’agricoltura: mentre raccogliamo i frutti del lavoro iniziato mesi fa, stiamo già preparando le condizioni per raccolti che vedremo tra sei, otto, dieci mesi.
I nostri Ceci biologici, ad esempio, nascono proprio da questo tipo di pianificazione anticipata – terreni preparati in autunno per semine invernali che daranno raccolto nella tarda primavera successiva.
Le raccolte: olive e il verde dell’inverno
Sul fronte delle raccolte, abbiamo concluso la vendemmia i primi di ottobre. Le olive che abbiamo raccolto in queste settimane diventeranno il nostro Olio Extravergine d’oliva toscano bio, prodotto con la stessa attenzione e gli stessi principi che guidano tutte le nostre produzioni.
Ma ottobre ha portato anche l’abbondanza degli ortaggi invernali.
Benedetta elenca con precisione le produzioni ora disponibili: “Cavolfiori, cavolo verde, tutti i cavoli, puntarelle, cicorie, spinaci, rapi, tutti gli ortaggi invernali.“
È la stagione in cui i nostri campi offrono quella varietà di verdure a foglia verde e crucifere che caratterizzano la tavola toscana nei mesi freddi.

Un ottobre asciutto, poi l’acqua
“Ottobre ha piovuto poco“, conferma Benedetta.
Il mese è trascorso prevalentemente asciutto, facilitando le lavorazioni dei terreni e le semine.
Le piogge forti sono arrivate solo negli ultimi giorni, bagnando i sovesci appena seminati e preparando il terreno per le semine di novembre che ci attendono.
Dal campo alla vostra tavola, con autenticità e passione.
La famiglia LaSelva
